La signora silenziosa

L’ossessione di Oskar Kokoschka. Sull’arte come terapia.


di Giulia Mancinelli

Oskar Kokoschka si ritirò a Dresda agli inizi degli anni ‘20 del ‘900, dopo anni di combattimenti al fronte e conseguenti cure, spesso sperimentali e simili a torture, per le gravi ferite riportate. Una mattina qualunque la polizia bussò alla porta della villa nella quale veniva ospitato. Lo cercavano in seguito al ritrovamento nel giardino della villa stessa, da parte del postino del quartiere, di un cadavere decapitato di una donna

  Autoritratto, 1917

Oskar rise.
Si era sbarazzato della sua ossessione più grande, il fantoccio di Alma Mahler

Il pittore anni prima visse una tormentata storia sentimentale con la vedova del celebre compositore e direttore d’orchestra Gustav Mahler. La donna si rese difficilmente conto dei tormenti interiori che assalivano il suo compagno. Oskar Kokoschka faceva parte del filone secessionista viennese che si distaccò ulteriormente dalla corrente per tendere verso un linguaggio espressionista nel quale era – ed è – evidente il disagio esistenziale vissuto dall’artista. 
Il pittore era ossessionato da Alma Mahler ma lei non volle mai sposarsi neanche quando si accorse di essere incinta e che ebbe addirittura il coraggio di abortire una volta cosciente della follia che possedeva la mente del suo compagno. Lo lasciò.

La sposa del vento 1913-1914

Anni dopo la donna si era già risposata con il fondatore della Bauhaus, Walter Gropius, mentre Kokoschka persisteva nella sua battaglia per sconfiggere l’ossessione che lo legava ancora alla donna. Non erano bastati gli anni di guerra mondiale né gli anni di durissime cure. Da Dresda contattò una delle più abili artigiane nell’arte della confezione di bambole, Hermine Moos. Le sue richieste erano ben precise e comunicate attraverso alcuni bozzetti disegnati e furono, senza esagerare, feticiste: le varie parti del corpo della donna dovevano essere riprodotte a grandezza naturale ed integralmente, parti intime e organi inclusi e con i tessuti da lui indicati, per esempio, l’interno coscia doveva essere in velluto.

Una volta ricevuta la commissione il pittore si lamentò del risultato definendo il fantoccio più simile ad un “orso” che ad una donna ma cominciò comunque la sua folle relazione con quella che venne rinominata dalla sua balia “la signora silenziosa”.

Kokoschka infatti la trattava esattamente come se fosse un essere umano, facendolo vestire e truccare, portandolo all’opera e in giro a passeggio in carrozza ed assunse una balia che la accudisse e preparasse per ogni occasione. La bambola diventò la sua musa, dipingendola in numerosi quadri.  

La donna in blu, 1920-1921

Nel 1922 il caso volle che i due si incrociassero davanti alla tele dell’artista alla Biennale di Venezia. Oskar le fissò un appuntamento al Florian, celebre caffè di Piazza San Marco, per il mattino seguente ma l’indomani il pittore preferì non presentarsi. “Probabilmente, se ci fosse andato, non vi avrebbe trovato Alma”.

Rientrato a Dresda Oskar decise di organizzare una festa d’addio: dopo quell’incontro finalmente la sua ossessione trovò pace. Quella sera nella villa scorrevano fiumi di alcol e il fantoccio di Alma Mahler venne decapitato e abbandonato nel giardino dal pittore, una volta rimasto solo. 

L’arte ha lentamente curato la mente turbata di un artista che visse lungamente e che ci ha lasciato un grande patrimonio espressionista che tutt’oggi ci scuote. Il grande scrittore Andrea Camilleri per esempio si è ispirato a questa storia di ossessione per il suo romanzo “La creatura del desiderio” del 2014. 


Giulia Mancinelli è dottoressa in Storia e Tutela dei Beni Artistici e laureata master in Arts Management presso IED – Istituto Europeo di Design.

Giulia scrive per Co.Lore. Scopri tutti i suoi articoli:

Collettivo Loredana scrive · ART & PERFORMANCE